Unical, Discag: Nota congiunta di RèF e Athena sull’ennesimo escamotage per condizionare i processi democratici d’Ateneo.

L’Università della Calabria sta vivendo in questi ultimi cinque anni un periodo di grave decadenza culturale, etica e sociale. Da luogo del sapere libero e critico si sta trasformando in azienda che eroga insegnamenti e servizi finalizzandoli all’autosostentamento. Un luogo in cui gli studenti vengono considerati alla stregua di semplici numeri nell’esclusiva ottica delle politiche contabili e di bilancio e nel quale l’elemento caratterizzante dell’essere Campus viene visto dalla governance più come fardello che come punto di forza, così come dimostrano le aberranti recenti disposizioni da “coprifuoco” varate dalla stessa. In tale contesto, l’Unical appare sempre di più un teatro di battaglia nel quale si attuano strategie di Risiko universitario che, a colpi di ricercati cavilli burocratici, nei fatti, determinano gli assetti di governo nei dipartimenti e negli organi. Tutto ciò sta accadendo sotto l’egida dell’attuale rettore, il quale utilizza ogni strumento nelle sue disponibilità per assoggettare alla propria volontà docenti, pta e, purtroppo, anche studenti, che con il loro servile atteggiamento si rendono complici di questo perverso disegno. Appare incomprensibile il silenzio di gran parte della comunità accademica sulle interferenze che il rettore, sistematicamente, effettua sui processi democratici dell’Ateneo, siano essi elezioni studentesche o dei direttori di dipartimento, così come inconcepibile e inaccettabile sembra essere l’ultimo bizzarro tentativo che Crisci insieme al Prof. Franco Rubino sta cercando di perpetrare per aggirare, ancora una volta,  la legge Gelmini (240/2010) con il fine di riproporre quest’ultimo per l’ennesima volta alla guida del dipartimento di cui è direttore da ben sei anni.

Oggi, infatti, si terrà la seduta del senato accademico nella quale verrà proposta la modifica del nome del dipartimento da Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche in Dipartimento in management diritto e turismo. A nostro avviso, le motivazioni avanzate dal Consiglio di Dipartimento del Discag in merito al cambio di denominazione dello stesso, appaiono estremamente labili e soprattutto non definiscono ragioni particolari e urgenti. Gli eventi cui la delibera fa riferimento appartengono, infatti, alla vita ordinaria di ciascun dipartimento. Nel corso di questi anni, infatti, in tutti i dipartimenti la platea dei docenti ha modificato la sua composizione a causa di cessazioni dal servizio, promozioni nelle differenti fasce di docenza, trasferimenti e in molti di essi l’offerta didattica ha subito delle variazioni con l’attivazione e la disattivazione di alcuni corsi di laurea. Tutti i dipartimenti dell’Ateneo, o quasi, pertanto, avrebbero ragioni dello stesso tenore di quelle addotte dal Discag per cambiare il loro nome. L’afferenza di un solo corso di laurea magistrale ad un dipartimento non rappresenta in alcun modo elemento bastevole a suggerire un cambio di denominazione. Il nome, infatti, non è frutto di mera casualità né un semplice ornamento, ma rappresenta l’espressione razionale della composizione e dell’identità culturale e scientifica del dipartimento. Tale discussione, insieme a quella avanzata da altri dipartimenti, andrebbe ricondotta nell’ambito di una generale rivisitazione dello statuto e dell’offerta formativa del nostro ateneo che veda impegnati i dipartimenti e gli organi dell’Unical in una approfondita, sinergica e corale analisi.

Appare evidente, pertanto, che in piena fase di svolgimento delle procedure per il rinnovo della carica del direttore di dipartimento, una modifica del nome del dipartimento sarebbe solo funzionale a spregiudicate operazioni per ampliare in modo strumentale l’elettorato passivo alla carica di direttore di dipartimento e consentire, così, al Prof. Rubino di riproporre la propria candidatura. In questa sciagurata ipotesi, quali sarebbero le conseguenze amministrative per la vita dell’Ateneo in caso di ricorsi amministrativi? Cosa accadrebbe se un eventuale contenzioso amministrativo dovesse estendersi fino a coinvolgere le elezioni per il senato accademico? Ci si rende conto del rischio cui si espongono le istituzioni che dovremmo tutelare?

Tra l’altro ricordiamo che il Prof.  Franco Rubino non risulta essere estraneo a tali stratagemmi. Egli, infatti, ha già beneficiato nel 2015 di una modifica di regolamento di ateneo alla quale noi ci siamo fermamente opposti, per dare allo stesso la possibilità di continuare a sedere in Senato Accademico in maniera quasi ininterrotta dal 2007, anno in cui fu eletto preside della facoltà di Economia. Buon senso e rispetto nei confronti del dovere di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione suggeriscono di rinviare questa decisione al periodo successivo all’elezione dei nuovi direttori di dipartimento.

Ci appelliamo in modo particolare a coloro i quali oggi ricoprono importanti ruoli negli organi e che ambiscono a candidarsi al ruolo di guida dell’ateneo: fermate questa pericolosa deriva di gestione padronale della nostra Università e date impulso immediato ad un’azione di governo che abbia come bussola la ricerca del bene comune e non le carriere dei singoli, oppure gli studenti e l’ateneo tutto nel prossimo futuro ve ne chiederanno ragione.

 

Rende, 21 Maggio 2018                                                                                                                                                                                                     Rinnovamento è Futuro

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